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“Sì al grattacielo. Attenti a non far fuggire la banca”

 

10 AGO 2017

Il sindaco difende la delibera - da La Stampa del 10 dicembre 2009

Beppe Minello


E il grattacielo va. L’opera progettata da Piano per ospitare in poco meno di 166 metri di vetro, acciaio e cemento, il centro direzionale di Intesa-Sanpaolo, ha superato ieri l’ultimo, serio, ostacolo alla sua realizzazione. Quello politico, perché con l’approvazione del «Piano esecutivo convenzionato» da parte della Sala Rossa (28 voti su 36 presenti e il «no» di Rifondazione, l’astensione di Nuova sinistra, Sinistra e libertà e dell’ecologista Zanolini), ora la parola passa agli uffici tecnici e gli eventuali ostacoli si potranno risolvere negli uffici dell’Urbanistica dell’assessore Viano.
Il quale con il sindaco Chiamparino - mentre tra i banchi il capogruppo Pd Giorgis controllava che non mancasse il numero legale - si sono dati manforte per smontare le ultime trappole piazzate sulla strada della delibera dalla Lega e dalla sinistra. Un’anomala alleanza che ha sparato contro la delibera oltre 200 emendamenti, molti dei quali ostruzionistici, il resto concentrati su tre questioni sulle quali si sono poi sviluppati dibattito e polemica. Un’alleanza a cui ha fatto da contraltare un altrettanto anomalo voto favorevole che ha visto insieme il resto della maggioranza di Chiamparino, in testa i Moderati di Ferraris, con l’Udc rappresentata da Federica Scanderebech, l’Fi-Pdl guidato da Cantore e l’An-Pdl di Ravello: «Perché vi stupite? E’ un’opera nell’interesse della comunità», hanno spiegato.
I tre argomenti che hanno acceso il dibattito sono invece stati l’anomalia paesaggistica rappresentata da una torre in una città sostanzialmente «piatta» (ma non per molto, visto i numerosi grattacieli in progetto), la non certezza che l’opera potrà rispettare i vincoli di impatto ambientale promessi e, ultimo ma non meno importante, il sospetto che Intesa-Sanpaolo una volta realizzato l’edificio lo giri ad altri realizzando un’operazione immobiliare che contrasterebbe con gli impegni presi e che sono alla base del patto sottoscritto con la città: «Nel grattacielo sposteremo circa 3 mila dipendenti e diverrà il nostro centro direzionale». Silvestrini di Rifondazione, Gallo (Nuova sinistra) e Cerutti e Cugusi di Sl, hanno detto di non accontentarsi delle promesse: «Intesa-Sanpaolo dovrebbe impegnarsi a restare nel grattacielo almeno per 10 anni». Cugusi: «Nel contratto c’è scritto che, pagando una penale di 15 milioni, la banca può ignorare l’impegno: bella garanzia!».
«Ma voi credete realmente che un colosso bancario come Intesa-Sanpaolo - ha replicato il sindaco - si faccia condizionare dal fatto che da qualche parte c’è scritto 10 anni? Ricordate la vicenda Lingotto? Quando non è più servito ci hanno detto: “Qui ci sono le chiavi”. In altre parole, a determinare una scelta piuttosto che un’altra, sono le convenienze e una banca non si muove se non vuole fare un investimento importante come quello che sta dietro al grattacielo. A noi come città resta il compito di creare le condizioni replica horloges affinché la direzione della banca rimanga qui non per 5 o 10 anni ma per 20-30 anni e più». «Facciamo in modo, allora, che almeno quei 5 anni previsti dal contratto siano effettivi» ha chiosato Piera Levi Montalcini, presidente della commissione Urbanistica. I problemi paesaggistici sono stati invece affrontati da Viano mentre in piazza manifestavano gli ultras di «Non grattiamo il cielo» che mangiavano enormi biscotti a forma di grattacielo. «La cifra urbanistica di Torino è il Barocco e l’area centrale che raccoglie i suoi gioielli - ha spiegato l’assessore - non la tocca nessuno».
Ora i tecnici di Intesa-Sanpaolo potranno dare corso alla gara per scegliere il general-contractor tra i 6 che si sono offerti per realizzare un’opera da altri 200 milioni di euro oltre a quelli già spesi (30 milioni) per realizzare la «scatola» (5 piani sottoterra) che farà da base alla torre che incomincerà a crescere - uffici tecnici permettendo - la prossima primavera.


 

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