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Grattacielo, il sindaco chiede lumi a Salza

 

10 SET 2018

Da La Stampa del 01.12.2009

Beppe Minello

L’ultima battaglia per il grattacielo di Intesa-Sanpaolo la si sta combattendo nelle retrovie. Per rendere meno accidentato il cammino dell’ultima delibera necessaria per l’ok definitivo all’edificio (il Pec, Piano esecutivo convenzionato,Breitling transocean replica cui seguirà il permesso a costruire di competenza degli uffici e non più della politica), il sindaco Chiamparino ha alzato il telefono e composto il numero del presidente del Comitato di gestione di Intesa-Sanpaolo, Enrico Salza. A Salza, il sindaco avrebbe chiesto di valutare la possibilità di rivedere la convenzione stipulata con il Comune.
I contestatori dell’opera temono che la banca, una volta costruito l’edificio, possa chiedere al Comune il cambio di destinazione d’uso da uffici a, magari, residenziale.
Chiamparino ha dunque chiesto a Salza se il limite dei 5 anni contenuto nella convenzione non lo si può alzare a dieci. «In ogni caso, non è solo un problema di destinazione d’uso: la banca potrebbe non chiedere alcun cambio, semplicemente potrebbe decidere di andarsene da Torino. Ecco, Intesa-Sanpaolo dovrebbe assumere maggiori e più stringenti impegni sulla sua presenza in città», incalzano Monica Cerutti (Sl), Gallo (Nuova sinistra), i quali già annunciano la loro astensione sul Pec, e Silvestrini (Rifondazione) che, invece, voterà contro. Non si conoscono le parole usate da Salza per rispondere al sindaco, però il senso sì: «Ma siamo matti? Dietro il progetto e la convenzione ci sono studi e valutazioni che hanno impegnato tempo, uomini e mezzi per anni. Quel limite temporale è uno degli elementi alla base di queste valutazioni, cambiarlo vorrebbe dire rivedere un po’ di cose». Magari gli oneri di urbanizzazione - circa 17,5 milioni - che la banca ha già anticipato a Palazzo Civico e che se il grattacielo venisse bocciato dovrebbero essere restituiti. «Sono richieste assurde - dice Giorgis, capogruppo Pd -, se mai la banca volesse cambiare la destinazione d’uso a chi dovrebbe chiederla? Sempre al Comune che potrà negargliela. E poi c’è il Codice civile che parla di 5 anni. In ogni caso, ve la immaginate la banca che se ne va dopo un simile investimento? E poi un grattacielo di 40 piani chi se lo prenderebbe? Non scherziamo...». La Lega, da sempre contraria all’opera, e la sinistra in tutte le sue sfumature, hanno dunque presentato oltre 200 emendamenti obbligando la maggioranza a rinviare la discussione e l’agognata approvazione del Pec da ieri a mercoledì della prossima settimana.
Un fatto che il comitato «Non grattiamo il cielo di Torino» vanta come una propria vittoria: «Abbiamo conquistato 8 giorni». Vanno invece avanti i lavori preparatori del cantiere del grattacielo, cioè la costruzione della «scatola» di cemento armato con lati di 40 metri «infilati» nel terreno e che costituirà la base del gigante.


 

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