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Pittarello:

 

30 SET 2017

Nuovo intervento della direttrice dei Beni Culturali del Piemonte - da La Stampa del 23.02.2008

Liliana Pittarello

Penso non ci possano essere dubbi sulla necessità ed opportunità di una specifica valutazione paesaggistica per andare tanto in altezza a Torino, per la sua qualità, riconosciuta da un vero e proprio sistema di vincoli del 1948 (Valentino), 1950 (sponde del Po), 1952 (collina), 1964 (viali alberati), 1966 (strada di vetta), ai sensi della legge 1497 del 1939, i cui dettati, aggiornati, vigono ancora oggi. Questo ho inteso ricordando che Torino non è Milano. Evidentemente si tende a dare per scontato questo interesse, senza starci a pensare troppo. Fino al progetto dei grattacieli alti 200 metri, che hanno posto il problema: a) alla Città, lanciata a forzare i tetti delle varianti appena approvate e aperta, quasi desiderosa, di altri grattacieli, che sarebbero «segno di modernità»; b) alla Regione, che risparmierebbe concentrandosi in un grattacielo, ma che nel contempo è responsabile della tutela paesaggistica; c) agli organi dello Stato la cui responsabilità è ancora notevole nella tutela del paesaggio, che è principio fondamentale del nostro vivere civile, sancito dall'articolo 9 della Costituzione.
Se a questo aggiungiamo che il Piemonte è una delle poche regioni italiane prive di piano paesaggistico (con un ritardo di più di vent'anni), che i grattacieli non stanno nei perimetri vincolati, ma quello di Piano è ad un soffio dalla fascia di corso Vittorio e quello della Regione è più alto del belvedere di Cavoretto, ce n'è di lavoro per il "tavolo tecnico istituzionale" che ho proposto e su cui tutti sembrano concordare, che dovrebbe saper capire, indirizzare e valutare la forma urbana della città futura, non lasciando le crescite in altezza al «caso per caso».
Questo è argomento del piano paesaggistico, a cui la Regione ha da poco finalmente messo mano e per il quale è in corso l'accordo di copianificazione col Ministero (previsto dal Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici), che potrà cominciare da qui a definire i criteri per le trasformazioni e la regolamentazione di [url=http://www.replicasrelojeses.com]relojes imitacion[/url] metodi di valutazione paesaggistica.
Un problema è che decisioni sono già state assunte, autorevoli, con atti legittimi: occorrerà mettere insieme il buon senso e le ragioni di tutti, dando voce anche a quelle del paesaggio.
L'occasione arricchirà la città: finalmente in questi anni in Italia si torna a parlare di paesaggio, di bellezza, di panorami senza essere accusati di far discorsi antiquati, come accadeva fino a non troppo tempo fa.
In questo nostro Paese splendido ma dissennato nella gestione del proprio territorio, c'è voluta la Convenzione europea sul paesaggio, ratificata in Italia solo nel gennaio 2006, per diffondere la consapevolezza che il paesaggio oltre ad essere «quadro naturale» come recita la legge del 1939, è il nostro ambiente di vita, «rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale» e quindi deve essere trattato con attenzione specifica e specialistica e non con luoghi comuni.


 

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