COORDINAMENTO

delle ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

 

Italia Nostra Piemonte e Valle d’Aosta,

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Pro Natura Torino

 

 

 

5 novembre 2007                                                                  On. Francesco Rutelli

Ministro per i Beni Culturali

Via del Collegio Romano 27

00186 Roma

 

Arch. Liliana Pittarello

Direttore Regionale dei Beni Culturali

e Paesaggistici del Piemonte

Palazzo Chiablese

Piazza San Giovanni 2

10122 Torino

 

 

 

Lettera aperta sulla tutela del paesaggio urbano ed i nuovi grattacieli di Torino.

 

Si è aperta in questi ultimi mesi a Torino la discussione in merito all’opportunità di realizzare in città nuovi edifici “a torre”, o grattacieli, che ha trovato la sua massima risonanza mediatica intorno al progetto di Renzo Piano esposto a Palazzo Madama relativo al grattacielo di Intesa - San Paolo nei pressi di Porta Susa (a fronte del quale ne dovrebbe nascere un altro, gemello).

Un altro argomento agli onori della cronaca è il grattacielo progettato da Massimiliano Fuksas per la Regione Piemonte sull’area della Fiat Avio nei pressi del Lingotto, per il quale si è aperta una procedura che dovrebbe portare ad un accordo di programma.

Le nostre Associazioni hanno ripetutamente espresso le loro preoccupazioni sia in merito alla vicenda specifica del grattacielo di Renzo Piano che alla più ampia proposta di avviare la costruzione di alti edifici a torre nell’area urbana a Torino, senza adeguati approfondimenti e discussioni; indubbio e certo sentito dall’opinione pubblica, infatti, che tali scelte abbiano grande rilevanza e peso per il futuro disegno della città, sia sotto l’aspetto urbanistico che sotto l’aspetto formale.

Abbiamo quindi assai apprezzato le considerazioni formulate dall’Arch. Pittarello comparse sulla pagina torinese di “Repubblica” del 2 novembre che esprime una serie di dubbi largamente condivisibili.

Occorre in primo luogo ricordare come il PRGC approvato nel 1995 prevedesse per alcuni edifici a torre (2 nell’area di Porta Susa, 4 in Spina 4, 1 in Spina 1 sull’area Materferro) un’altezza massima di 21 piani (pari a 75-80 metri), frutto di una scelta sicuramente consapevole e ragionata, improntata anche sulla loro sostenibilità urbanistica e paesaggistica.

Solo con la variante 35 (marzo 2002) relativa alla Spina Centrale quest’altezza fu portata a 100 metri, riducendo tuttavia da 4 a 2  gli edifici previsti in Spina 4.

Stupisce pertanto che con successive varianti urbanistiche a carattere “parziale” si siano poi approvati provvedimenti ad hoc per il grattacielo del San Paolo (ora Intesa - San Paolo), fino ad arrivare alle proposte attuali, che lo portano ad un’altezza imprecisata (intorno ai 200 m), da definirsi soltanto in sede di Strumento Urbanistico Esecutivo; con ciò creando un precedente che può essere esteso a tutti gli altri edifici previsti, compreso il grattacielo della Regione Piemonte, peraltro non inserito nel PRGC vigente, sull’area ex Fiat Avio (zona Lingotto).

Si sancisce quindi il principio di varianti urbanistiche in itinere fatte in funzione dell’importanza del soggetto proponente e del prestigio del progettista, indipendentemente dal contesto in cui si collocano e da puntuali valutazioni sull’effettiva ricaduta nel contesto urbanizzato; scelte che si configurano così come estemporanee, sottratte ad un effettivo confronto e apporto democratico da parte degli abitanti, fruitori della Città, e sottratte anche al dibattito culturale di chi sulla Città futura vuole ragionare.

Nel caso specifico ci pare doveroso segnalare al Ministero ed alla Direzione Regionale competente che il grattacielo  Intesa - San Paolo, se pur previsto fuori dalla Zona Urbana Centrale Storica, si colloca al suo confine interferendo visivamente ed architettonicamente con la Grande Alberata storica, sul cono visivo di corso Vittorio Emanuele II verso Superga e tutelato con il Decreto Ministeriale del 22 febbraio 1964, con la vecchia Stazione FS di Porta Susa, con le Carceri Nuove, con le Officine Grandi Riparazioni (OGR) e con gli edifici della ex Nebiolo in via Borsellino, tutti beni tutelati e sottoposti a vincolo ministeriale e soggetti al Decreto Legislativo 42/2004 e s.m.i.

Ed oltre l’impatto visivo è l’indubbio impatto di ricaduta sulla vivibilità della zona, per i problemi indotti in specie alla mobilità e all’inquinamento, in un ambito in cui si collocano altre grandi concentrazioni di terziario (il Palagiustizia, il Palazzo della Provincia, il Politecnico...).

Ci pare pertanto che il progetto di tale grattacielo, e le varianti urbanistiche ad esso collegate  abbiano preso scarsamente in esame tale contesto, allegando una “relazione di compatibilità ambientale“ superficiale e tardiva, prodotta solo nella fase finale di approvazione della variante, senza sottoporla, quindi, al pubblico confronto.

Tale analisi, con particolare riguardo al paesaggio, avrebbe dovuto essere ben più approfondita e valutare più rigorosamente un progetto che non è stato neppure corredato di un “rendering” come si usa abitualmente, per verificarne l’impatto sul paesaggio urbano, dando adito a disparate interpretazioni. Sarebbe importante e doveroso, per un progetto di così vasta e pesante entità, acquisire preventivamente se non il parere, almeno gli orientamenti delle competenti sovrintendenze.

Sotto questo profilo, il rapporto fra il dettato normativo in materia di tutela previsto dal Decreto Legislativo 42/2004 con la disciplina urbanistica presenta elementi di debolezza e, alla luce dell’esperienza torinese, occorre rafforzarne le competenze in capo al Ministero nella sua articolazione territoriale.

Vorremmo poi accennare al tema più ampio dell’impatto di una serie di progettati “edifici a torre” o grattacieli su di un paesaggio urbano come quello di Torino che finora aveva solo visto, oltre alla “Torre Littoria”, altre realizzazioni minori (Sede RAI di via Cernaia, piazza Solferino, uffici Lancia in via Braccini) in epoche in cui molto più scarsa o addirittura deficitaria era l’attenzione all’ambiente urbano costruito nel suo complesso. L’impatto di una serie di nuovi edifici che si andrebbero così ad elevare fino a 200 m di altezza sul panorama della città invadendo lo skyline della cerchia delle Alpi, la Collina Torinese, l’Anfiteatro Morenico ad ovest non è stato minimamente analizzato; né può essere studiato soltanto “a posteriori” e non può essere affidato soltanto a procedure amministrative che impediscono di fatto qualsiasi forma di partecipazione attraverso procedure burocratiche.

L’insieme di tali interventi andrebbe ricondotto allo spirito della “Convenzione Europea del Paesaggio” ratificata non a caso dal nostro Paese nel 2000, e del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” del 2004. Spirito che tende non già soltanto a tutelare i beni culturali isolati e le bellezze naturali, ma il paesaggio nella sua accezione più ampia, compreso quello urbano, individuando la necessità di studiare specifici ambiti ed unità di paesaggio. Il panorama di Torino, non ancora compromesso nei suoi aspetti di fruizione visiva, nel rapporto con la cerchia delle Alpi e con l’ambiente fluviale, costituisce sicuramente un vasto ambito di paesaggio da tutelare, evitandone l’irreversibile compromissione. Da parte delle scriventi Associazioni, senza rinunciare alle osservazioni specifiche sulle varianti urbanistiche che non manchiamo e non mancheremo di presentare, pensiamo che tali aspetti di impatto paesaggistico dovrebbero quantomeno essere oggetto di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) evitando ogni inutile accelerazione, inserendo anche il paesaggio urbano nel suo complesso tra le “invarianze” possibili da esaminare con specifico studio architettonico e paesaggistico.

Con questa nostra auspichiamo un’attenzione adeguata su quanto sopra esposto, da parte degli Enti competenti alla tutela, e quindi di codesto Ministero e della sua Direzione Regionale; a maggior ragione in un momento in cui Torino vorrà partecipare come sede privilegiata delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia; crediamo quindi di interpretare una diffusa sensibilità che si sta manifestando a Torino ma anche nel resto d’Italia sugli aspetti connessi con la tutela del paesaggio, anche di quello urbano, ed i rischi presenti di una sua compromissione.

Con i migliori saluti

 

Italia Nostra Piemonte e Valle d’Aosta (Arch. Maria Teresa Roli)

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta (Prof. Vanda Bonardo)

Pro Natura Torino(Dott. Emilio Soave)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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